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Inviato in Yemen del Nord, nel 1974 |
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| Il direttore
l'ho fatto per brevissimo tempo a Firenze, alla "Nazione", dieci, undici
mesi, poi sono scappato terrorizzato perché farlo non era propriamente il
mio mestiere. { OPERA } |
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La TV era ricchissima ai tempi di Bernabei. C'era un'organizzazione, soprattutto le troupe, e un sistema abbastanza liberale, anche perché c'erano tanti soldi. C'era posto per tutti. |
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Nello studio del programma |
Sono andato via dalla "Nazione" perché il padrone, che poi era il
vecchio Monti, mi disse: "Direttore, qui bisogna ridurre un po' il personale".
Allora io facendo i calcoli tra pensionamenti e prepensionamenti trovai
otto vuoti. Il comitato di redazione ci ha detto: "Macché otto, se ne
possono fare fuori venticinque". E dire che il comitato di redazione avrebbe
dovuto difenderli! |
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Un programma doveva essere visto da Bernabei prima di andare in onda, però c'era la possibilità di lavorare e di esprimersi. Se poi facevi dei programmi storici a loro non gliene fregava niente, guardavano solo la parte politica. Certo non diventavi direttore: per diventarlo dovevi essere democristiano, però potevi arrivare fino a vice. |
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![]() Con Oriana Fallaci |
Alla RAI ho lavorato molto, ho fatto tantissimi programmi sulla Seconda guerra mondiale e sono stato caporedattore per un po', poi, alla fine, la solita manfrina: se uno fa bene il proprio lavoro, tipo l'inviato speciale, non gli aumentano lo stipendio... No, lo promuovono! E quindi a volte finisci per fare il lavoro che non ti piace per guadagnare di più. { BIBLIOGRAFIA } |
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